Come dice il VII Concilio Ecumentico “al pittore spetta soltanto l’aspetto tecnico dell’opera, invece, tutto il suo ordinamento, cioè composizione, disposizione e ancor più, la forma artistica in genere, chiaramente dipende dai Santi Padri”.
Questa decisone non è una dottrina anti-artistica, né una forma di censura ma testimonia che la Chiesa considera come veri pittori d’Icone i Santi Padri.
Il termine iconografia letteralmente significa scrittura d’ icone, il disegno deve essere eseguito con cura crescente, facendo in modo di non lasciare nulla al caso e cercando di disporre le forme con sobrietà e armonia.
Il segreto dell’armonia delle icone è proprio una struttura bilanciata che soggiace al disegno. Al centro dell’Icona è il volto, e il centro del volto sono gli occhi. Tutto il corpo è spirituale: le pieghe dei vestiti sono leggere e poco voluminose, danno l’impressione di ricoprire l’anima, piuttosto che un corpo; tutta la composizione tende ad esprimere più le verità teologiche che la realtà terrena.
Gli iconografi conservano gelosamente i disegni delle proprie icone per servirsene nuovamente nei lavori successivi.
Nell’Icona i personaggi sono quasi sempre di fronte o di tre quarti perché frontalmente essi ci parlano, mentre nelle figure di profilo s’interrompe il dialogo; gli occhi sono grandi, aperti alla visione celeste, la fronte ampia, accoglie la forza delle Spirito.