Dal Vangelo di Giovanni, 2, 1-12 « Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. Gesù le disse: “Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta”. Sua madre disse ai servitori: “Fate tutto quelche vi dirà”. C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: “Riempite d’acqua i recipienti”. Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: “Adesso attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l’a
cqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora”. Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui. » Nella nostra icona abbiamo i due sposi vestiti a festa, la sposa illuminata da un abito celeste e bianco, lo sposo vestito di rosso con un manto verde. Lo sposo tocca delicatamente la sua sposa. Le giare di pietre sono ricolme di vino.“Questo episodio ci racconta che l’amore è un evento possibile, meraviglioso e fragile. Le nozze sono occasione di festa e la mancanza di vino mette in pericolo la gioia degli sposi. E’ l’esperienza di tutti noi: tutti tendiamo alla gioia; desideriamo essere felici, appagati, sereni, in pace, soddisfatti della nostra vita. Negli spazi della nostra esistenza vorremmo scoprire un significato o una presenza che siano veramente il respiro e l’anima delle nostre giornate. Vorremmo conoscere i sentieri che ci riconducono all’unificazione interiore, ciascuno secondo la propria vocazione. A volte ci interroghiamo circa la nostra capacità di essere contenti: può capitare che qualcosa getti un’ombra sulla gioia di vivere e sulla capacità di amare. Vorremmo l’amore, unito alla verità e alla pace. Ci interroghiamo se l’uomo e la donna di oggi possono riuscire a mostrare sempre un volto felice e riconciliato, pieno di speranza di fronte alla vita. (…) I cristiani, che si sposano nel Signore, cercano nella contemplazione del suo volto, le strade su cui indirizzare la loro vita. Con la forza del Vangelo si impegnano a vivere nel dono di se stessi. Non desiderano questa avventura soltanto per sé, ma per tutti. Sono convinti che nel Vangelo di Gesù sta la pienezza umana della vita e dell’amore. Questa è l’anima della loro missione: un’offerta di amore. L’amore sponsale unisce le buone volontà, è un aiuto reciproco, un sostegno, una promessa, una comune fedeltà. È una fonte di speranza. (…) Questo interessante documento ci aiuta a leggere l’icona dell’amore delle Nozze di Cana attraverso la dimensione della gioia, del disagio quotidiano, del cammino verso uno spirito nuovo, della pienezza del dono… Per leggere tutto clicca qui.