Questa icona, nata per i giovani in occasione dell’ostensione della S.Sindone, del bicentenario della nascita di S.Giovanni Bosco e della venuta di Papa Francesco a Torino, è stata immaginata per rappresentare l’Amore più grande, cioè il sacrificio in croce di Gesù, ma anche l’amore dei Santi di Torino, in particolare i Santi dei giovani e legati alla Sindone e l’amore degli sposi. Un progetto giustamente ambizioso!![]()
Il modello è stato preso come riferimento è l’icona bizantina de “la Crocifissione con Santi” di Costantinopoli del XII secolo: i Santi sulla cornice, la Crocifissione nella culla al centro, lo spazio completamente dorato.
Per la Crocifissione in particolare ho studiato la grafia che mi ha donato Rossella Crespi, prendendo da essa le proporzioni e gli spazi. Il Cristo che “danza” sulla Croce è stato studiato prendendo come modello il Crocifisso di Fratel Paolo monaco dell’Ordine di Cîteaux nella Congregazione dell’Immacolata Concezione di Sénanque presso il Monastero Dominus Tecum.
I fratelli del Monastero di Bose hanno condiviso con me dei modelli per i volti.
Per i Santi ho studiato foto e modelli diversi in quanto dei Santi più moderni non esistono molte icone, ma piuttosto fotografie o ritratti.
Le strutture.
Al centro, alloggiata nell’accogliente culla, è rappresentata la Crofissione di Nostro Signore. La croce ha un colore scuro per per indicare la sua distanza dalle realtà positive. La forma singolare è data dalla prospettiva rovesciata che rappresenta gli oggetti come se il punto di fuga fosse esterno all’icona davanti a chi contempla il mistero. Il muro, diviso in due ordini di altezza, nella tradizione rappresenta le mura di Gerusalemme e il Tempio. Gli ho conferito colori che richiamano le nostre periferie cittadine. In basso il Monte Calvario, raffigurato con il classico lessico iconografico che vede le rocce già inserite nel professo della Nuova Creazione che le trasfigura, le scarnifica e le lancia verso il cielo. Al centro una grotta totalmente nera, simbolo degli inferi e, secondo la tradizione tomba di Adamo di cui si rappresenta il cranio.
Maria, la Madre di Dio ha il vestito scuro poco lumeggiato, una mano stretta al petto segno di sofferenza e l’altra aperta verso il Figlio e l’accoglienza del sacrificio e di Giovanni (“donna ecco il tuo figlio”). Il suo volto è rivolto verso il figlio. Giovanni indossa abiti dello stesso colore della Madre di Dio, il capo reclinato, una mano sul volto in segno di sofferenza, l’altra all’altezza del cuore aperta alla relazione con il Figlio e con la Madre di Dio. Il Cristo sulla croce danza pregando il Salmo 22 che, nella seconda parte è un cantico di lode in cui si dice “ti loderò in mezzo all’assemblea”. Cristo loda il Padre perché l’uomo è salvato. I segni tipici della sofferenza della carne sono tenui e il volto è disteso ed innamorato perché, seppur riconoscendo il momento del suo sacrificio, chi contempla possa intravedere il Figlio di Dio. Gli angeli che danzano attorno alla Croce rappresentano la Chiesa e la Sinagoga, il passaggio dei due testamenti.
Nella parte bassa gli sposi delle Nozze di Canna in abiti di festa con le giare del vino nuovo. Gli sposi si toccano leggermente e i loro sguardi si incrociano. L’abito della sposa è celeste illuminato, lo sposo è vestito di rosso con un manto verde, colore simbolo di crescita e fertilità.
Nella cornice sul lato destro troviamo, dall’alto, il Beato Piergiorgio Frassati, San Leonardo Murialdo, San Guiseppe Benedetto Cottolengo, San Giovanni Paolo II, mentre alla sinistra dall’alto San Giovanni Bosco, San Filippo Neri, San Carlo Borromeo e San Luigi Gonzaga.
Nei 4 angoli non c’è alcuna figura, per favorire un movimento circolare e fluido dello sguardo, che non venga interrotto da segmenti retti e perpendicolari fra loro, ma scorra attorno all’ “Amore più Grande” e possa anche fuoriuscire dall’icona verso l’ambiente, il prossimo, se stessi (per mettere in circolo questo amore!).