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San Fanurio: Il santo greco che fa ritrovare tutto

San Fanourio

Chi ha origini greche o è legato a questa terra e alle sue tradizioni ricorda sicuramente qualche anziana che diceva «Άγιε μου Φανούριε… φανέρωσε το» (San Fanouri… trovamelo”) e per favorire il ritrovamento faceva una torta o accendeva una candela in suo onore. Per la gente comune, in Grecia, Agios Fanourios, Άγιος Φανούριος,  è la figura che aiuta a trovare le cose perdute. Si tratta di una figura affascinante che ha stregato anche mio padre che, nei pressi della piccola chiesetta di San Fanourio sul Lago Doxa in Arcadia ha ritrovato un bullone perso da giorni. https://maps.app.goo.gl/XE2tLCPVtURNuote6

Agios Fanourios (Άγιος Φανούριος) è un santo della chiesa greco- ortodossa. La sua esistenza storica fu ignorata fino al XIV secolo, quando, durante gli scavi nella parte meridionale delle mura della città vecchia di Rodi,  fu ritrovata un’antica chiesa cristiana con molte icone danneggiate e una ben conservata, raffigurante un santo,  un giovane soldato con in mano una croce e un cero acceso, con intorno dodici raffigurazioni del martirio subito. L’icona portava un’iscrizione con le parole “Agios Fanourios”. L’allora metropolita di Rodi, Nilo II la Diaspora (1355-1369) ricostruì la chiesa del Santo e istituì la sua festa il 27 agosto. San Fanourios è considerato dalla tradizione cristiana come il santo che può aiutare a ritrovare (“rivelare”) qualsiasi oggetto smarrito (forse per il legame etimologico del suo nome con la parola “rivelare” Φανούριος> φαινω). Collegata a questa convinzione è la vecchia credenza che Agios Fanourios “rivela” alle ragazze l’uomo che sposeranno.

I cristiani ortodossi preparano una torta nel suo giorno di festa, la fanouropita, per chiedere al Santo di ritrovare gli oggetti smarriti, di rivelare la sorte delle ragazze non sposate e varie altre cose, amore, soldi salute, ecc… anche gli oggetti di uso quotidiano che non si trovano più.  La torta è profumatissima e mentre le donne la preparano, tengono una candela accesa e recitano una preghiera. Si prepara con 7, 9 o 11 ingredienti  (tradizionalmente si usano uvetta, noci, cannella, chiodi di garofano ecc.), viene tagliata in quaranta pezzi e condivisa con vicini di casa, amici e familiari per far sì che il santo prenda in considerazione la propria preghiera. Un miscuglio di tradizione popolare, fede e usanze locali, che ha avuto inizio a Rodi e che si è diffuso in tutto il paese.

Molte fanouropite vengono realizzate nel giorno della festa del Santo, oggi 27 Agosto, come offerta di ringraziamento a lui per aver ritrovato qualcosa o come una sorta di richiesta preventiva di aiuto per perdite future. La chiesa di Agios Fanourios si trova all’interno delle mura della città medievale di Rodi, ad una distanza di soli 100 metri dai limiti meridionali delle mura. Costruita sui resti di edifici del periodo tardo romano, è una delle mete di pellegrinaggio più importanti per la popolazione locale e per i visitatori dell’isola.

Già esistente durante il periodo dei Cavalieri Maltesi di San Giovanni, fu intitolata ad Aghios Fanourios dopo la fine della seconda guerra mondiale e precisamente nel 1946, periodo durante il quale molte chiese furono cedute alla comunità ortodossa a cui originariamente appartenevano.

Durante il dominio ottomano di Rodi, la chiesetta fu trasformata in moschea con il nome di Peial el Din Medjid.

Per chi volesse provare a preparare la Fanouropita e chiedere aiuto ad Agios Fanourios • 370 g di farina • Una bustina di lievito per dolci • 260 g di zucchero semolato • 1 cucchiaino di cannella macinata • 1/2 cucchiaino di chiodi di garofano macinati • 150 g di noci tritate • 250 g di uvetta • 330 g di succo di arancia • 1 cucchiaiono di bicarbonato • 165 g di olio di semi di girasole • Zucchero a velo da spolverizzare (facoltativo)

Cose importanti da ricordare: La festa di San Fanurio è molto più di una semplice ricorrenza religiosa, è un ricordo antico di usanze, usi e costumi che si radicano nella superstizione antica, interreligiosa. È un’occasione per celebrare la cultura locale e le tradizioni greco-ortodosse, come si sono formate nella successione di popoli, regimi e religioni in loco. E’ un momento per riflettere sul legame tra l’uomo, la sua cultura e la natura e un modo per esprimere la propria gratitudine per le piccole e grandi cose della vita, dandole il senso che ognuno è propenso a scegliere per stare comodo.

Maria, Rabbunì

Cosa è successo quando Maria Maddalena ha incontrato il Risorto?

Il Vangelo ci dice che, trovato il sepolcro vuoto, ha pianto. E mentre piangeva si è avvicina a lei un uomo che le ha chiesto “Perchè piangi?” e lei lo riconosce.

Abbiamo immaginato che grazie a questo rapporto di amicizia vera lei le sia corsa incontro per farsi asciugare le lacrime.

Quando sarà finita vi dirò per chi l’ho scritta.

L’Amore più grande. Il Corpo

Oggi inizia la lavorazione dei corpi e dei volti.

Dare la forma con sapienza, far uscire quella luce che arriva da dentro, sovrapporre pennellate per scolpire i muscoli…

E mentre prego scolpendo il corpo di Gesù mi accorgo, come tutte le volte, di quanto ci ha amato.

Era un uomo vero, con i muscoli, gli addominali, i polpacci… era un uomo come te, creato perfetto, creato di carne e ossa per noi. E mi sono commossa mentre lo vedevo nascere sulla mia tavola.

L’Amore più grande. il disegno, il progetto, la struttura.

Questa icona, nata e desiderata per i giovani, in occasione dell’ostensione della Sindone, del bicentenario di Don Bosco, della venuta di papa Francesco a Torino, doveva contenere l’Amore più grande, gli sposi, i santi di Torino, dei giovani, della Sindone. Direi che si trattava di un progetto ambizioso.

Il modello che abbiamo preso come riferimento è l’icona bizantina de “la Crocifissione con Santi” di Costantinopoli del XII secolo: i santi sulla cornice, la Crocifissione nella culla al centro, lo spazio completamente dorato.

Per la Crocifissione ho studiato la grafia che mi ha donato Rossella Crespi, prendendo da essa le proporzioni e gli spazi. Il Cristo che danza sulla Croce ha il volto del Crocifisso di Fratel Paolo monaco dell’Ordine di Cîteaux nella Congregazione dell’Immacolata Concezione di Sénanque presso il Monastero Dominus Tecum.

Per i Santi abbiamo studiato foto e modelli diversi in quanto dei Santi più moderni non esistono molte icone ma piuttosto fotografie o ritratti.

Le strutture.

Al centro, alloggiata nell’accogliente culla, è rappresentata la Crofissione di Nostro Signore.

La croce ha un colore scuro per per indicare la sua distanza dalle realtà positive. La forma singolare è data dalla prospettiva rovesciata che rappresenta gli oggetti come se il punto di fuga fosse esterno all’icona davanti a chi contempla il mistero. Il muro, diviso in due ordini di altezza, nella tradizione rappresenta le mura di Gerusalemme e il Tempio. Gli abbiamo conferito colori che richiamano le nostre periferie. In basso il Monte Calvario, raffigurato col classico lessico iconografico che vede le rocce già inserite nel professo della Nuova Creazione che le trasfigura, le scarnifica e le lancia verso il cielo. Al centro una grotta totalmente nera, simbolo degli inferi e, secondo la tradizione tomba di Adamo di cui vediamo il cranio. La Madre di Dio ha il vestito scuro poco lumeggiato, una mano stretta al petto segno di sofferenza e l’altra aperta verso il Figlio e l’accoglienza del sacrificio e di Giovanni (“donna ecco il tuo figlio”). Il suo volto è rivolto verso il figlio. Giovanni indossa abiti dello stesso colore della Madre di Dio, il capo reclinato, una mano sul volto in segno di sofferenza, l’altra all’altezza del cuore aperta alla relazione con il Figlio e con la Madre di Dio. Il Cristo sulla croce danza pregando il Salmo 22 che, nella seconda parte è un cantico di lode in cui si dice “ti loderò in mezzo all’assemblea”. Cristo loda il Padre perché l’uomo è salvato. I segni tipici della sofferenza della carne sono tenui e il volto è disteso e innamorato perché, seppur riconoscendo il momento del suo sacrificio, chi contempla possa intravvedere il Figlio di Dio. Gli angeli che danzano attorno alla Croce rappresentano la Chiesa e la Sinagoga, il passaggio dei due testamenti.

Nella parte bassa gli sposi delle Nozze di Canna in abiti di festa con le giare del vino nuovo. Gli sposi si toccano leggermente e i loro sguardi si incrociano. L’abito della sposa è celeste illuminato, lo sposo è vestito di rosso con un manto verde, colore simbolo di crescita e fertilità.

Sulla cornice sul lato destro troviamo dall’alto Beato Piergiorgio Frassati, San Leonardo Murialdo, San Guiseppe Benedetto Cottolengo, San Giovanni Paolo II e sulla destra dall’alto San Giovanni Boscro, San Filippo Neri, San Carlo Borromeo e San Luigi Gonzaga.

Nei 4 spigoli non c’è nulla per favorire un movimento circolare dello sguardo, che non venga interrotti da segmenti retti e perpendicolari fra loro ma scorra attorno all’Amore più Grande mettendo in circolo questo amore.