San Giorgio e il drago

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“Hai combattuto per il re dei secoli, o saggio,

hai debellato le milizie dei perversi, o beatissimo

Giorgio; ti sei mostrato martire intrepido

e per la grazia del Signore sei taumaturgo:

per questo ti preghiamo, salvaci.”

(Memoria di San Giorgio)

Il motivo leggendario di San Giorgio che lotta con il drago è stato tema prediletto da artisti di tutti i paesi e questo Santo fu particolarmente amato e venerato sin dai tempi dell’imperatore Giustiniano in Oriente e in seguito anche in Europa.

San Giorgio impersona, nella tradizione della Chiesa d’oriente, la lotta contro il male, la testimonianza della vittoria: è la sua apertura alla luce divina a infondergli la forza invincibile e l’incrollabile certezza nel successo finale.

La composizione di quest’opera è guidata da due diagonali (si veda la lancia del Santo e la sagoma del cavallo), mentre un senso di forza e di eleganza emana dalla figura di San Giorgio, il cui manto sventola nella corsa, mosso energicamente dal turbine di vento scatenato dalla Destra divina nei cieli. Il cavallo bianco – come la tradizione più ricorrente lo vuole – vola letteralmente al di sopra del terreno per consentire al guerriero di infiggere la lancia nella testa del mostro, il corpo del Santo segue il movimento del destriero nell’attimo vittorioso della lotta: le sorti della battaglia contro il male sono segnate, il drago è colpito e la forza del bene è inarrestabile. Il volto di Giorgio, dai lineamenti gentili, è modellato da un disegno che non ha niente di eccessivo e superfluo; lo sguardo, pacato e sereno, esprime una grande forza spirituale e una tranquilla certezza. Nonostante i tratti slanciati, la figura esprime solidità: egli sta in sella con la sicurezza di un esperto cavallerizzo. Il vestito, abilmente formato, accentua i movimenti del guerriero con ombreggiature di bianco nelle pieghe.

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Il senso ornamentale si esprime nella ricercata forma del dragone che esce dalla grotta, dalla sella elaborata e dai finimenti del cavallo.

Quest’opera è caratterizzata da un tono squillante di rosso sullo sfondo che produce un meraviglioso contrasto con il bianco perlato del cavallo, il giallo limone e ocra delle rocce e le tonalità azzurro-verdi del vestito del santo e del drago.

Si percepisce dietro quest’icona l’eredità dei ritratti degli imperatori romani in trionfo, rielaborata dagli artisti bizantini e trasmessa alla pittura russa antica.

In una città chiamata Selem, in Libia, vi era un grande stagno, tale da poter nascondere un drago, il quale, avvicinandosi alla città, uccideva con il fiato tutte le persone che incontrava. Per placare la bestia i poveri abitanti gli offrivano due pecore al giorno ma quando queste cominciarono a scarseggiare, furono costretti ad offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno fu estratta la giovane figlia del re, la principessa Silene. Il re offrì il suo patrimonio e metà del regno, ma la popolazione si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli. Dopo otto giorni di tentativi, il re dovette cedere e la giovane fanciulla si avviò dignitosamente verso lo stagno per essere offerta al drago.In quel momento passò di lì un giovane cavaliere di nome Giorgio, il quale saputo dell’imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa, mettendo al suo servizio la propria lancia. Quando il drago uscì dalle acque, sprizzando fuoco e fumo dalle narici, Giorgio non si spaventò, e affrontandolo lo trafisse con la sua lancia ferendolo e facendolo cadere a terra. Poi disse alla principessa Silene di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago, il quale prese a seguirla docilmente verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li tranquillizzò dicendo loro di non aver timore poiché  “Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: Se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo ed io ucciderò il mostro”. Allora il re e la popolazione si convertirono ed il prode cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi.