“il mio amato è per me ed io sono per lui” (Ct 2, 16)
Dio Signore nostro compassionevole e misericordioso nell’in-principio hai creato l’uomo e la donna a tua immagine e somiglianza e hai voluto che diventassero, quale grande mistero, una sola carne e un solo spirito nella straordinaria vicenda dell’amore reciproco: invia la tua benedizione su di noi che abbiamo sigillato il nostro amore nell’alleanza fedele e concedici di crescere nella fede, nella speranza e nell’amore affinché i nostri giorni scorrano nella gioia e nella pace. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.
(Copia dell’ICONA DEGLI SPOSI – l’abbraccio – scritta da N. Secchi della fraternità Monastica di Bose)
Non siamo noi a guardare l’icona, ma è l’icona stessa che ci guarda: è Dio che ci invita alla preghiera facendoci osservare ciò che Lui stesso ha dipinto per noi.
La concezione di una creatura in seno alla madre è un tema iconografico alquanto inconsueto e difficile a raffigurare. In Oriente il problema è stato risolto ricorrendo ad una serie di raffigurazioni, volte tutte a suggerire simbolicamente il concepimento. In questa tipologia si inseriscono le rappresentazioni iconografiche che portano l’iscrizione: «Abbraccio di Gioacchino ed Anna», o anche «Incontro alla Porta d’Oro», che raffigurano Gioacchino ed Anna che s’incontrano alla Porta d’Oro di Gerusalemme mentre scambiano un abbraccio, attraverso il quale si percepisce simbolicamente la concezione della vita.
Dio “racconta” (e l’iconografo “scrive”) l’incontro di due sposi, Gioacchino e Anna, che si sono amati “veramente” e che “per amore” si sono dimenticati nell’avversità in cui il Signore li aveva posti (l’impossibilità ad avere una progenie). Si racconta di un incontro fecondo, del concepimento di Maria (prediletta), nata da Anna (grazia), madre di Dio.
Pochissimi testi parlano dei genitori di Maria. Ma nel Protovangelo di Giacomo emergono due biografie dense di fede e di tenerezza. Un pezzo fondamentale della storia della salvezza.