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Lettura dell’Icona dello Sposo
La composizione dell’Icona è abbastanza semplice: su uno sfondo dorato si erge l’Immagine di Cristo, molto frequentemente caratterizzata dagli attributi della passione. Gesù è in piedi, dentro il sepolcro vuoto, che si presenta come una cavità nera posta in primo piano. Il Suo corpo nudo, umiliato dalla morte, viene sostenuto dalla Madre, che si immedesima così anche fisicamente nel supremo sacrificio. Il legno del patibolo è il talamo nuziale, è l’altare del sacrificio dove la carne del Signore con il suo sangue sono perennemente pronti, offerti e donati con gioia inesprimibile: venite, prendete e mangiate, venite saziatevi e dissetatevi.
L’oro dello sfondo si fa segno della trasfigurazione, annulla la prospettiva ed elimina l’ambientazione. Il riflesso dell’oro è luce increata che emerge spontanea dall’icona e copiosa si riversa sul fedele che la contempla. I Personaggi raffigurati esistono in uno scenario che ha solo Cristo come riferimento, non esiste più il tempo! Cristo risorgendo ha vinto la morte, ha battuto per sempre il tempo (Kronos) e con esso è stato sconfitto il male ed il peccato! L’oro simboleggia la Luce increata e chi crede in Cristo, come Cristo è chiamato alla luce increata. Il tempo della redenzione è quindi compiuto e con esso la divina trasfigurazione: lo Sposo è pronto e con esso la Sposa; Cristo sempiterna Luce, divenuto figlio di questa terra, torna alla Luce.
La posizione eretta di Gesù simboleggia il suo sacerdozio eterno, Gesù risorto è stantem, sta in piedi ed intercede a favore degli uomini (cfr. Eb 7,25; cfr. Rm 8,34).
I segni della passione assumono il significato di segni luminosi: la contemplazione del corpo del Figlio non converte perché incute pietà nel fedele, ma in quanto i segni del martirio sono segni di bellezza e di luce.Nell’Icona il volto di Gesù è luminoso e sereno, non ci sono né contrazioni della bocca né occhi incavati. Attraverso questa espressione viene raffigurata la regale nobiltà di Gesù, che per amore della Chiesa sua Sposa si sacrifica volontariamente. E’ stupefacente come sia stato possibile, pur rappresentando Gesù nel sepolcro, nell’immobilità della morte conferita dagli occhi chiusi, attribuirgli un’espressione intensa, forte e capace di far immergere chi lo contempla in un’oasi di pace. Ecco come Gesù diviene il punto di convergenza, l’unico punto di riferimento a cui Maria-Chiesa converge.
Le braccia di Gesù sono incrociate sul petto, Egli è legato, ma non si vedono i legacci. Gesù è il nuovo Isacco portato al sacrificio per amore (Gen. 22,2). Il laccio che lega le braccia dell’Agnello è l’amore sponsale di Cristo verso la Chiesa, non dipinto, perché deve essere trovato e compreso da chi contempla l’Icona. Su molte icone è posta parecchia enfasi sul costato di Cristo trapassato, da cui è uscito “sangue e acqua”, cioè la nuova effusione dello Spirito, realizzazione della promessa: “Chi ha sete venga a me e beva chi creda in me. Dal mio intimo usciranno fiumi d’acqua viva”(cfr. Gv. 7,37-39).
Il capo è reclinato verso la Madre in segno di accettazione: “vengo a fare la tua volontà” ed ora “tutto è compiuto” (Gv.19,30). Gli occhi di Gesù sono chiusi per rappresentare il misterioso passaggio dalla morte alla vita, a cui nessuno poté assistere e che nessun evangelista poté descrivere.
Si compie la promessa anticipata nel segno delle nozze di Cana quando, come Sposo, siglando l’alleanza nuova, trasformò l’acqua in Vino, ottimo fino “all’ultimo” (Gv. 2,10). Tutto avvenne per la richiesta discreta e insistente di Maria, la Sposa, la Regina, la Madre, la Chiesa. “La Madre dice ai servi: ‘Fate quello che vi dirà’”(Gv. 2-5), in perfetta anticipazione del mandato eucaristico: “Fate questo in memoria di me” (Lc. 22,19).
Maria è raffigurata sempre alla destra di Gesù, chiaro riferimento alla regina del salmo 44: “alla tua destra la regina in ori di Ofir”. Maria, dolcemente abbraccia il Figlio, lo contempla con sguardo addolorato e pieno di umana commozione, Ella è avvolta in un manto color terra simbolo della sua condizione di creatura, Maria-Chiesa indossa il colore dell’ umiltà della serva. L’espressione intensa con cui Maria fissa gli occhi chiusi del Figlio fa intuire quel celestiale dialogo che nessuno riuscì mai a scrivere, ma che solo l’Immagine in se stessa può rappresentare, perché esso è dialogo d’amore che può essere udito solo nel cuore di chi a sua volta ama. Maria prefigura la Chiesa, cioè rappresenta tutti noi. Ella, come recita il cantico dei cantici (8,5) è appoggiata al suo Sposo e da Lui è stata redenta anticipatamente perché condotta fuori dalla condizione umana (deserto). Lo Sposo ha svegliato la sposa, esattamente sotto il melo, ove a causa della tentazione di Satana, l’uomo è stato ridotto alla sua condizione di sofferenza. Sotto il melo, ove Eva generò l’umanità nel dolore. “Eva mater dolorosa, Maria mater gloriosa”.
La “nuova Eva” adesso abbraccia il suo Sposo, lo supplica: “Màran Athà”. “Vieni, Signore Gesù!”.
E’ interessante osservare come ancora una volta Maria-Sposa-Madre-Maestra ci indica la Strada da seguire verso la Salvezza: entrambe le sue mani sono orientate verso il costato del Figlio, nel punto in cui “fluxit aqua et sanguine”, Sorgente d’eterna Misericordia in cui confidare (cfr Sal. 117). Maria indica la “porta, verso la stanza segreta del Re, il suo cuore, verso la cella del vino, da cui viene a noi la pienezza della vita nel suo sangue”.
Nell’Icona, come Gesù anche la Vergine sta “in piedi” accanto alla croce. Maria offre con animo materno, all’eterno Padre “la vittima da lei generata”. “Sul Calvario contempliamo due altari: uno nel cuore di Maria, l’altro nel corpo di Cristo. Il Cristo immolava la sua carne, Maria la sua anima” (Arnaldo di Chartres). Più avanti nel XIV secolo Giovanni Taulero semplificherà: “Maria offre se stessa con Cristo, come ostia viva, per la salvezza di tutti”. “Avendo amato più di tutti, (ella) sul Calvario aveva sofferto anche più di tutti” (Pascasio Radberto). La Vergine è la madre di tutti i dolori. Ma sta “intrepida” presso la croce (sant’Ambrogio), cioè “salda nella fede, forte nella speranza, ardente nella carità”. La donna del dolore che condivide la morte con il Redentore, rigenera la vita, cosicché diventa la Signora della vita nel cielo e nel mondo.
“Maria ci ha dato il pane che conforta, al posto del pane che affatica datoci da Eva” (Efrem Siro). Eva, in disobbedienza generò i dolori dell’Uomo, Maria, in obbedienza a Dio, elargisce ai fedeli il frutto del suo grembo immacolato: “Cristo, pane della vita e farmaco d’immortalità.”
Ecco la piena compartecipazione di Maria all’opera della Redenzione, ecco il suo immedesimarsi nel dolore della Croce, ecco la Corredentrice dell’umanità. Ecco come l’Icona rappresenta la Corredentrice dell’umanità.