L’Amore più grande. Il Corpo

Oggi inizia la lavorazione dei corpi e dei volti.

Dare la forma con sapienza, far uscire quella luce che arriva da dentro, sovrapporre pennellate per scolpire i muscoli…

E mentre prego scolpendo il corpo di Gesù mi accorgo, come tutte le volte, di quanto ci ha amato.

Era un uomo vero, con i muscoli, gli addominali, i polpacci… era un uomo come te, creato perfetto, creato di carne e ossa per noi. E mi sono commossa mentre lo vedevo nascere sulla mia tavola.

L’Amore più grande. Aggiornamenti.

Manca poco alla consegna. Sarà difficile staccarmi da lei anche se so che questi ultimi passi saranno i più complessi. Ho finito gli abiti e predisposto il volti. Con 3 nuovi pennelli di martora e di vaio sono pronta per la realizzazione dei corpi e dei volti . Dalla conferenza stampa per la Sindone di Don Luca Ramello “L’immagine sintetica della proposta giovanile sarà concretamente raffigurata su un’icona «scritta» appositamente per invitare alla contemplazione dell’amore più grande. L’icona compirà un pellegrinaggio negli Oratori della Diocesi nelle diverse realtà giovanili di associazioni, movimenti e gruppi. Ancora in fase di scrittura, l’icona avrà al centro la scena della crocifissione con Maria e Giovanni e, nella cornice, i volti di alcuni santi legati ai giovani: ad essi saranno affidati i singoli poli di pellegrinaggio e  ad ogni sosta sarà affidata un specifica «parola», corrispondente ad una proposta di meditazione.” Grazie Don Luca per avermi accordato fiducia scegliendomi come strumento di Dio  per realizzare questo progetto.

L’Amore più grande. il disegno, il progetto, la struttura.

Questa icona, nata e desiderata per i giovani, in occasione dell’ostensione della Sindone, del bicentenario di Don Bosco, della venuta di papa Francesco a Torino, doveva contenere l’Amore più grande, gli sposi, i santi di Torino, dei giovani, della Sindone. Direi che si trattava di un progetto ambizioso.

Il modello che abbiamo preso come riferimento è l’icona bizantina de “la Crocifissione con Santi” di Costantinopoli del XII secolo: i santi sulla cornice, la Crocifissione nella culla al centro, lo spazio completamente dorato.

Per la Crocifissione ho studiato la grafia che mi ha donato Rossella Crespi, prendendo da essa le proporzioni e gli spazi. Il Cristo che danza sulla Croce ha il volto del Crocifisso di Fratel Paolo monaco dell’Ordine di Cîteaux nella Congregazione dell’Immacolata Concezione di Sénanque presso il Monastero Dominus Tecum.

Per i Santi abbiamo studiato foto e modelli diversi in quanto dei Santi più moderni non esistono molte icone ma piuttosto fotografie o ritratti.

Le strutture.

Al centro, alloggiata nell’accogliente culla, è rappresentata la Crofissione di Nostro Signore.

La croce ha un colore scuro per per indicare la sua distanza dalle realtà positive. La forma singolare è data dalla prospettiva rovesciata che rappresenta gli oggetti come se il punto di fuga fosse esterno all’icona davanti a chi contempla il mistero. Il muro, diviso in due ordini di altezza, nella tradizione rappresenta le mura di Gerusalemme e il Tempio. Gli abbiamo conferito colori che richiamano le nostre periferie. In basso il Monte Calvario, raffigurato col classico lessico iconografico che vede le rocce già inserite nel professo della Nuova Creazione che le trasfigura, le scarnifica e le lancia verso il cielo. Al centro una grotta totalmente nera, simbolo degli inferi e, secondo la tradizione tomba di Adamo di cui vediamo il cranio. La Madre di Dio ha il vestito scuro poco lumeggiato, una mano stretta al petto segno di sofferenza e l’altra aperta verso il Figlio e l’accoglienza del sacrificio e di Giovanni (“donna ecco il tuo figlio”). Il suo volto è rivolto verso il figlio. Giovanni indossa abiti dello stesso colore della Madre di Dio, il capo reclinato, una mano sul volto in segno di sofferenza, l’altra all’altezza del cuore aperta alla relazione con il Figlio e con la Madre di Dio. Il Cristo sulla croce danza pregando il Salmo 22 che, nella seconda parte è un cantico di lode in cui si dice “ti loderò in mezzo all’assemblea”. Cristo loda il Padre perché l’uomo è salvato. I segni tipici della sofferenza della carne sono tenui e il volto è disteso e innamorato perché, seppur riconoscendo il momento del suo sacrificio, chi contempla possa intravvedere il Figlio di Dio. Gli angeli che danzano attorno alla Croce rappresentano la Chiesa e la Sinagoga, il passaggio dei due testamenti.

Nella parte bassa gli sposi delle Nozze di Canna in abiti di festa con le giare del vino nuovo. Gli sposi si toccano leggermente e i loro sguardi si incrociano. L’abito della sposa è celeste illuminato, lo sposo è vestito di rosso con un manto verde, colore simbolo di crescita e fertilità.

Sulla cornice sul lato destro troviamo dall’alto Beato Piergiorgio Frassati, San Leonardo Murialdo, San Guiseppe Benedetto Cottolengo, San Giovanni Paolo II e sulla destra dall’alto San Giovanni Boscro, San Filippo Neri, San Carlo Borromeo e San Luigi Gonzaga.

Nei 4 spigoli non c’è nulla per favorire un movimento circolare dello sguardo, che non venga interrotti da segmenti retti e perpendicolari fra loro ma scorra attorno all’Amore più Grande mettendo in circolo questo amore.

L’Amore più grande. Gli sposi

Dal Vangelo di Giovanni, 2, 1-12 « Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. Gesù le disse: “Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta”. Sua madre disse ai servitori: “Fate tutto quelche vi dirà”. C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: “Riempite d’acqua i recipienti”. Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: “Adesso attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l’aDSC_0009cqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora”. Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui. » Nella nostra icona abbiamo i due sposi vestiti a festa, la sposa illuminata da un abito celeste e bianco, lo sposo vestito di rosso con un manto verde. Lo sposo tocca delicatamente la sua sposa. Le giare di pietre sono ricolme di vino. Continua a leggere

L’Amore più grande

Questo progetto è arrivato a fine novembre. E’ arrivato a mettere scompiglio nella mia vita e mi ha emozionato. Abbiamo studiato il soggetto, ho chiesto a colleghi e amici uno scambio di grafie e idee, abbiamo pregato e scelto.

A metà dicembre è arrivata la tavola, perfetta.

Poi è arrivata la fase della doratura che mi mette sempre a disagio.

DSC_0008Finalmente è arrivata la pittura.

Miscelo i pigmenti cercando la consistenza e la tonalità giusta, senza fretta, con curiosità.

L’Amore più grande: la doratura.

Vi racconto l’uso dell’oro in questa icona.
L’oro ci riporta alla dimensione della regalità (metallo prezioso) e della divinità (esso non è un colore, ma il suo spettro cromatico contiene tutti i colori e li riflette, così come la luce di Dio, che pur essendo totalmente altra dall’uomo e dal creato, li contiene e ne riflette le più piccole sfumature).
La parte esterna, che contiene i testimoni di storie di amore, è stata dorata e lucidata per riflettere la luce, ma poi è stata invecchiata. Finita la lucidatura l’icona appariva brillante, eccessivamente nuova. Ho desiderato invecchiarla per ricordarci che l’“amore più grande” non la abbiamo inventato noi ma in questa parte di icona c’è la nostra storia, e in quanto storia è carica di terra (polvere), tempo che passa, segni.
Il centro invece ha il cielo dorato per portarci immediatamente al divino. Il fondo è lavorato e non liscio e in ogni quadrato (con 4 foglie) c’è un’ Ave Maria.
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 in basso a sinistra notate l’oro compatto dell’aureola di Giovanni. Al centro la lavorazione graffiata a foglia del cielo. A destra una porzione di oro antichizzato e il profilo dell’aureola di un santo sulla cornice.

Icona_Simone_e_Anna_news(1)Icona scritta dal Laboratorio delle icone della Comunità di Sant’Egidio

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,22-35. 

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,
come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore;
e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele;
lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge,
lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

2 icone nuove.

In questo periodo di Avvento, mentre mi preparo ad iniziare una tavola molto importante, ho finito due piccoline, pronte per arrivare per Natale.

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Durante l’estate…

Durante l’estate ripongo i pennelli e i pigmenti nell’armadio per dedicarmi ad una attività rigenerante: faccio la cuoca in alta montagna.

Quest’estate sono in Val di Lanzo presso il Rifugio Gastaldi (www.rifugiogastaldi.com).

Attività rigenerante per l’anima: mi occupo della cucina e di far star bene i clienti con torte sempre fresche, deliziose pietanze per ritemprare il corpo dopo la camminata, caldi minestroni di verdura fresca per la sera… E occuparmi, attraverso l’arte dell’ amore che passa per la cucina, delle persone con cui vivo e creo una famiglia estiva e delle persone che raggiungono questo posto perchè appassionate di montagna, mi scalda il cuore e mi fa vivere questo tempo al servizio della mia famiglia estiva e degli ospiti.

Attività rigenerate per il fisico: aria buona a 2600 mt, giornata ritmata dal lavoro e dall’accoglienza, movimento e tempo per guardare sorgere il sole resporando a pieni polmoni e, se il tempo è clemente risvegliando il corpo con il saluto al sole.

Attività rigenerante per lo spirito: vivere a queste altezze fa sentire vicini a Dio. Il Creato, l’equilibrio, i fiori, la neve, il vento, le marmotte, gli stambecchi, il tramonto: non puoi non accorgerti di una energia grande che avvolge tutto… Gli incontri con persone speciali che sembrano mandate da Dio per togliere quel velo e rimettere ordine nelle cose della vita. Il silenzio che riconduce più volte al giorno e in modo naturale al dialogo con Lui…

E così, anche se in modo diverso, continua ad essere vero “le mani all’opera e il cuore e Dio”, solo che le mani sono all’opera nell’arte antica della cura attraverso la cucina.

Arcangelo Michele

Ho terminato in questi giorni questa icona per la mia amica Manuela.

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Qui la pagina dedicata.